Cena Filosofica (dicembre 2011): letture

FELICITA' (di Albano Carrisi)
LUI: Felicità 
è tenersi per mano andare lontano 
la felicità 
è il tuo sguardo innocente in mezzo alla gente 
la felicità 
è restare vicini come bambini la felicità, 
felicità 

LEI: Felicità 
è un cuscino di piume, l'acqua del fiume 
che passa e che va 
è la pioggia che scende dietro le tende 
la felicità 
è abbassare la luce per fare pace 
la felicità, 
felicità 

LUI: Felicità 
è un bicchiere di vino con un panino 
la felicità 
è lasciarti un biglietto dentro al cassetto 
la felicità 
è cantare a due voci quanto mi piaci 
la felicità, felicità 

INSIEME: Senti nell'aria c\'è già 
la nostra canzone d'amore che va 
come un pensiero che sa di felicità 
Senti nell'aria c’è già 
un raggio di sole più caldo che va 
come un sorriso che sa di felicità 

LEI: Felicità 
è una sera a sorpresa la luna accesa 
e la radio che va 
E' un biglietto d'auguri pieno di cuori 
la felicità 
è una telefonata non aspettata 
la felicità, 
felicità 

LUI: Felicità 
è una spiaggia di notte, l’onda che batte 
la felicità 
è una mano sul cuore piena d’amore 
la felicità 
è aspettare l’aurora per farlo ancora 
la felicità, felicità 

INSIEME: Senti nell'aria c'è già 
la nostra canzone d'amore che va 
come un pensiero che sa di felicità 
Senti nell'aria c’è già 
un raggio di sole più caldo che va 
come un sorriso che sa di felicità 

Senti nell'aria c'è già 
la nostra canzone d'amore che va 
come un pensiero che sa di felicità 
Senti nell'aria c’è già 
un raggio di sole più caldo che va 
come un sorriso che sa di felicità 

Il sabato del villaggio (G. Leopardi)
La donzelletta vien dalla campagna
in sul calar del sole,
col suo fascio dell'erba; e reca in mano
un mazzolin di rose e viole,
onde, siccome suole, ornare ella si appresta
dimani, al dí di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
su la scala a filar la vecchierella,
incontro là dove si perde il giorno;
e novellando vien del suo buon tempo,
quando ai dí della festa ella si ornava,
ed ancor sana e snella
solea danzar la sera intra di quei
ch'ebbe compagni nell'età piú bella.
Già tutta l'aria imbruna,
torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre
giú da' colli e da' tetti,
al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
della festa che viene;
ed a quel suon diresti
che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
su la piazzuola in frotta,
e qua e là saltando,
fanno un lieto romore;
e intanto riede alla sua parca mensa,
fischiando, il zappatore,
e seco pensa al dí del suo riposo. 

Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
e tutto l'altro tace,
odi il martel picchiare, odi la sega
del legnaiuol, che veglia
nella chiusa bottega alla lucerna,
e s'affretta, e s'adopra
di fornir l'opra anzi al chiarir dell'alba.

Questo di sette è il più gradito giorno,
pien di speme e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran l'ore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno. 

Considerazioni inattuali (F. Nietzsche)
Colui che non sa assidersi sulla soglia del momento, dimenticando ogni cosa passata, colui che non sa drizzarsi sopra un punto come una Dea della vittoria senza vertigine e senza paura, non saprà mai che cosa sia la felicità; peggio ancora: non farà mai alcuna cosa che renda felici gli altri. Figuratevi l’esempio estremo: un uomo che non possedesse affatto la forza di dimenticare, e fosse condannato a vedere in ogni cosa il divenire: un uomo simile non crederebbe più al suo proprio essere, non crederebbe più in se stesso…

Fedro (Platone)
E come un soffio di vento o un’eco, rimbalzando da superfici levigate e solide, viene rinviata al punto di emissione, così il flusso della bellezza, arrivando nuovamente al bell’amato attraverso gli occhi, che sono la via naturale per arrivare all’anima, come vi è giunto e l’ha eccitata al volo, irrora i condotti delle ali, stimola il formarsi delle ali e colma d’amore l’anima, a sua volta, dell’amato. 

Veggio negli occhi de la donna mia   (Cavalcanti)
Veggio negli occhi de la donna mia  
un lume pien di spiriti d'amore
che porta uno piacer nuovo nel core,
sì che vi desta d'allegrezza vita.
 
Cosa m'aven, quand' i' le son presente, 
ch'i' no la posso a lo 'ntelletto dire:
veder mi par de la sua labbia uscire
una sì bella donna, che la mente
comprender non la può, che 'mmantenente
ne nasce un'altra di bellezza nova,
da la qual par ch'una stella si mova
e dica: "La salute tua è apparita".
 
Là dove questa bella donna appare
s'ode una voce che le vèn davanti
e par che d'umiltà il su' nome canti
sì dolcemente, che, s'i' 'l vo' contare, 
sento che 'l su' valor mmi fa tremare;
e movonsi nell'anima sospiri
che dicon: "Guarda; se tu coste' miri, 
vedra' la sua vertù nel ciel salita". 

Ode Al Giorno Felice (Neruda)
Questa volta lasciate che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte, 
succede solo che sono felice 
fino all’ultimo profondo angolino del cuore. 

Camminando, dormendo o scrivendo, 
che posso farci, sono felice. 
Sono più sterminato dell’erba nelle praterie, 
sento la pelle come un albero raggrinzito, 
e l’acqua sotto, gli uccelli in cima, 
il mare come un anello intorno alla mia vita, 
fatta di pane e pietra la terra 
l’aria canta come una chitarra.

Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,
tu canti e sei canto.
Il mondo è oggi la mia anima
canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca,
lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia
essere felice,
essere felice perché sì,
perché respiro e perché respiri,
essere felice perché tocco il tuo ginocchio
ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
e la sua freschezza.
Oggi lasciate che sia felice, io e basta,
con o senza tutti, essere felice con l’erba
e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,
essere felice con te, con la tua bocca,
essere felice.

Accanto a un bicchiere di vino (Wislawa Szymborska)
Con uno sguardo mi ha resa più bella,
e io questa bellezza l'ho fatta mia.
Felice, ho inghiottito una stella.

Ho lasciato che mi immaginasse
a somiglianza del mio riflesso
nei suoi occhi. Io ballo, io ballo
nel battito di ali improvvise.

Il tavolo è tavolo, il vino è vino
nel bicchiere che è un bicchiere
e sta lì dritto sul tavolo.
Io invece sono immaginaria,
incredibilmente immaginaria,
immaginaria fino al midollo.

Gli parlo di tutto ciò che vuole:
delle formiche morenti d'amore
sotto la costellazione del soffione.
Gli giuro che una rosa bianca,
se viene spruzzata di vino, canta.

Mi metto a ridere, inclino il capo
con prudenza, come per controllare
un'invenzione. E ballo, ballo
nella pelle stupita, nell'abbraccio
che mi crea.

Eva dalla costola, Venere dall'onda,
Minerva dalla testa di Giove
erano più reali.
Quando lui non mi guarda,
cerco la mia immagine
sul muro. E vedo solo
un chiodo, senza il quadro.
da "Sale"

Varna mi ha fatto impazzire (Nazim Hikmet)
Varna mi ha fatto impazzire
mi ha fatto perdere la ragione.
Pomodori, peperoni
verdi, rombo fritto,
alla radio « Ehi ragazzi! » una canzone
del Mar nero
del rakì nel bicchiere
latte di leone
anice
oh l'odore dell'anice
e la mia lingua parlata
da amici, da fratelli...
Come sto bene, perdio, come sto bene...
Varna mi ha fatto impazzire
mi ha fatto perdere la ragione...

Gargantua e Pantagruele  (F. Rabelais)
E poiché era per natura flemmatico, cominciava il pasto con qualche dozzina di prosciutti, di lingue di bue affumicate, di bottarghe, di salsicce e simili altre avanguardie del vino. Intanto quattro camerieri gli gettavano in bocca palate di mostarda l'una dopo l'altra senza tregua; poi ci beveva su una spaventevole sorsata di vino bianco per sollevare i rognoni. Quindi mangiava, secondo la stagione, le carni che desiderava e non cessava di mangiare se non quando la pelle gli tirava. Né a bere conosceva termine o regola, poiché, diceva, solo termine e confine del bere essere quando il sughero delle pantofole per rigonfiamento si alzasse di un mezzo piede.

Canta la gioia (G. D’Annunzio)
Canta la gioia! Io voglio cingerti
di tutti i fiori perché tu celebri
la gioia la gioia la gioia,
questa magnifica donatrice!

Canta l'immensa gioia di vivere,
d'esser forte, d'essere giovine,
di mordere i frutti terrestri
con saldi e bianchi denti voraci,

di por le mani audaci e cupide
su ogni dolce cosa tangibile,
di tendere l'arco su ogni 
preda novella che il desìo miri,

e di ascoltare tutte le musiche,
e di guardare con occhi fiammei
il volto divino del mondo
come l'amante guarda l'amata,

e di adorare ogni fuggevole
forma, ogni segno vago, ogni immagine
vanente, ogni grazia caduca,
ogni apparenza ne l'ora breve.
Canta la gioia! Lungi da l'anima
nostro il dolore, veste cinerea.

Aforismi(Ennio Flaiano)

Quando l'uomo non ha più freddo, fame e paura... è scontento.

La civiltà del benessere porta con sé proprio l'infelicità.

"E vissero tutti infelici e scontenti." Così, per non ingannare il suo bambino termina la favola.

“Se non ci fosse la noia la vita sarebbe troppo breve” .)

La felicità  è desiderare ciò che si ha. 

À la recherche du temps perdu (Proust)
[...] in una giornata d’inverno, rientrando a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di prendere, contrariamente alla mia abitudine, un po’ di tè. Rifiutai dapprima, e poi, non so perché, mutai d’avviso. Ella mandò a prendere uno di quei biscotti pienotti e corti chiamati Petites Madeleines, che paiono aver avuto come stampo la valva scanalata d’una conchiglia di San Giacomo. Ed ecco macchinalmente oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione d’un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di Madeleine. Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscotto toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. M’aveva subito resi indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità, la sua brevità illusoria, nel modo stesso in cui agisce l’amore, colmandomi d’un’essenza preziosa [...].

Caduta dell'uomo (Genesi)
6 E la donna vide che l'albero era buono da mangiare, che era piacevole agli occhi e che l'albero era desiderabile per rendere uno intelligente; ed ella prese del suo frutto, ne mangiò e ne diede anche a suo marito che era con lei, ed egli ne mangiò. 7 Allora si apersero gli occhi di ambedue e si accorsero di essere nudi; così cucirono delle foglie di fico e fecero delle cinture per coprirsi.

Bevi vino (Omar Khayam)
Bevi vino, chè vita eterna è questa vita mortale,
E questo è tutto quel ch'hai della tua giovinezza;
Ed or che c'è vino, e fiori ci sono, e amici lieti d'ebbrezza,
Sii lieto un istante ora, chè questa, questa è la Vita.

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