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I caffé 2013-2014


In quanti modi si può declinare la violenza? (20 ottobre 2013)
Introduzione del prof. Sandro Ciavarelli. La violenza è ineliminabile, è parte del nostro vivere. L’aggressività nasce dalla frustrazione nei confronti di un ostacolo che si ha nella realizzazione di un bisogno…oggi la famiglia non educa al limite e all’apertura verso l’altro…la società dello spettacolo incoraggia i consumi, mentre la crescita infinita e l’omologazione culturale portano alla distruzione delle risorse.

Violenza e mass media (10 novembre 2013)
Il filosofo Martin Heidegger aveva già fatto notare l'ambivalenza insita nella realtà tecnologica; l'errore non sta nella tecne in quanto tale, ma nell'abolizione della domanda sul senso. Nella visione tecnologica prevale una forma frenetica di ricerca in cui tutto è frettolosamente appreso e altrettanto frettolosamente cancellato. Viene annullato il tempo del pensare. È anche vero però che l'uso degli strumenti tecnologici si rivela non solo “uno straordinario vettore di liberazione della parola”, come lo definisce Pierre Levy, ma anche uno strumento essenziale per l'organizzazione dei movimenti di protesta.

La violenza della volontà (8 dicembre 2013)
Le due parole, violenza e volontà, sono tra loro collegate etimologicamente. La parola violenza non sempre va vista in senso negativo, è una forza, e nel volere è implicito un atto di forza. La volontà può essere anche buona, ma ha sempre in sé il concetto di forza. Riprendendo il famoso frammento di Anassimandro, "ognuno deve all’altro la pena secondo l’ordine del tempo", si capisce che l’esistere è sottrarre spazio agli altri, a cominciare dallo spazio fisico. Quindi tutta la nostra vita è violenta, anche nella volontà buona. Bisogna essere consapevoli della violenza del volere.

La violenza invisibile (19 gennaio 2014)
Gli indicatori di violenza che si presentano immediatamente davanti alla nostra mente sono le azioni criminali e terroristiche, i tumulti di piazza e i conflitti internazionali. Ma dobbiamo imparare a fare un passo indietro, a liberarci dal miraggio affascinante di questa violenza ‘soggettiva’ visibile direttamente, della violenza compiuta da un attore chiaramente identificabile. È necessario che percepiamo i contorni dello sfondo che genera quegli scoppi. (S. Žižek) 
"… il mancato riconoscimento del carattere eminentemente economico della violenza e del potere nel nostro tempo rientra a pieno titolo nelle molteplici forme dell’ideologia e della sua dinamica di santificazione dell’esistente" (D. Fusaro).

La violenza sull’ambiente: Pescara ieri e oggi (9 febbraio 2014)
Pescara è una città poco incline al ricordo. La memoria è il primo bene da preservare e difendere per capire il presente e cambiare il futuro; quando si perde la memoria si perde anche l’identità. Bisogna riscoprire la bellezza del paesaggio e della cultura attraverso una nuova “geografia interiore” che ci restituisca anche la consapevolezza che da questi beni scaturiscono dei diritti ai cittadini: essi sono “beni comuni”, dunque ci appartengono.

La violenza dell’esclusione sociale (13 aprile 2014)
La dignità non è un diritto; è qualcosa di più. Viene prima dei diritti, ne è il fondamento. È la premessa senza la quale non si può parlare di giustizia sociale e neanche di civiltà. La dignità è un attributo assoluto dell'essere umano, non deve essere guadagnata o meritata: va riconosciuta a tutti. (Moni Ovadia).
Il fenomeno dell'indifferenza ben coglie il respiro della contemporaneità: l'apnea. (A. Zamperini).


La violenza delle immagini (11 maggio 2014)
La violenza dell’immagine è una tensione incarnata, un’energia che vibra. Il suo vibrare, e la sua tensione, sono manifestazioni di irresoluzione: l’immagine mantiene uno scarto perpetuo, e “ci fa violenza” perché “ci interpella”, ci scuote, genera in noi degli shock incidendo sul nostro sistema nervoso. Il linguaggio pubblicitario e quello della comunicazione degenerano nella normalizzazione dell’orrore quando non denunciano il loro essere immagine. L’unico modo di evitare la definitiva deriva del “delitto perfetto” da parte della televisione, è dichiarare l’uso del medium, perciò esprimere un livello di meta messaggio capace di re-instaurare la sana dicotomia tra immagine e realtà; spesso è l’ironia ad assurgere a tale funzione.

    Immagini dai Caffé Filo 2013-2014

            



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